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Artroscopia del ginocchio

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Orienteering in Medicina significa che i medici specialisti possono collaborare insieme al paziente per definire il suo percorso clinico-ottimale e consapevole, in base anche alle indicazioni fornite dal Medico di famiglia, consentendo di eseguire tutte le indagini diagnostiche al fine di applicare le terapie più adeguate per la prevenzione, il benessere e la longevità del paziente.

 

Chirurgia Mininvasiva

 

L'approccio ortomolecolare del dott.Panfili, unico nel panorama italiano ed europeo, garantisce una preparazione ottimale sia per le grandi che per le piccole chirurgie, consentendo al paziente di affrontare lo stress operatorio con il sistema immunitario protetto e reattivo. In particolare la chirurgia mininvasiva fornisce risultati entusiasmanti specialmente nelle fasi di recupero e di ritorno alle attività professionali, ludiche e sportive. Fondamentale in questa ottica ortomolecolare, l'assunzione di supplementi a base di aminoacidi, minerali e vitamine personalizzati in base all'individualità chimica di ciascun paziente.

 

 

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UnoMattina 19/07/2010 - Trattamento dell'Ernia del Disco

 

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 Artroscopia del Ginocchio

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Video laparoscopia articolazione del ginocchio

 

 

Salvare il Ginocchio dall'artrosi

 

L’artrosi colpisce tutti i vertebrati ed e’ di comune riscontro anche negli animali, e’ la malattia cronica oggi piu’ frequente, basti pensare che segni di artrosi possono essere riscontrati in circa un terzo delle persone sotto ai 30 anni mentre colpisce quasi la totalita’ delle persone sopra i 60 anni. Circa il 50% delle persone affette da artrosi lamenta disturbi tali da consultare il proprio medico ed assumere farmaci antinfiammatori.

Con il termine artrosi ci riferiamo a processi degenerativi con rammollimento od erosione delle cartilagini articolari ed interessamento delle strutture circostanti, in particolare l’osso e la membrana sinoviale. La cartilagine e’ un tessuto elastico che agisce come ammortizzatore d’urto e diminuisce l’attrito tra un osso e l’altro. Nell’artrosi assistiamo ad una progressiva usura della cartilagine con diminuzione del movimento articolare, rigidita’ ,dolore ed infine deformita’.

Solo una minima parte dei soggetti affetti da artrosi necessitano un trattamento chirurgico ed oggi sono disponibili molteplici approcci terapeutici a partire dalle cure fisiche e fisiochinesiterapiche,ai supplementi dietetico alimentari; negli ultimi anni ha inoltre assunto importanza la somministrazione di acido ialuronico per via intrarticolare oltre all’impiego di vari tipi di ortesi atte a modificare il carico articolare.

L’artrosi si sviluppa spesso in assenza di una causa precisa ed in questo caso viene definita “idiopatica”. Quando l’artrosi si instaura a seguito di insulti traumatici ,infezioni, malattie ereditarie,metaboliche od altre condizioni patologiche, viene definita “secondaria”. Tra i fattori di rischio rammentiamo: eta’, poiche’ assistiamo purtroppo con l’invecchiamento ad una progressiva usura articolare,il sesso (maggiore rischio nella donna), obesita’ ed il sovraccarico funzionale che puo’ essere dovuto all’attivita’ lavorativa o sportiva. Occorre inoltre ricordare che pregresse lesioni traumatiche articolari,cosi’ come l’instabilita’ articolare soprattutto se associata a meniscectomia e l’ipotonia muscolare possono favorire l’instaurarsi di un quadro artrosico del ginocchio.

Trattamento
In primo luogo e’ compito del medico l’educazione del paziente, talora e’ necessaria una modifica delle attivita’ lavorative o sportive, oppure il paziente deve essere indirizzato verso un programma di terapie fisiche e riabilitative con mobilizzazione e rinforzo muscolare,tali semplici cure associate alla diminuzione del peso corporeo possono efficacemente contribuire nella riduzione dei sintomi ed aumentare la residua “vita articolare”.L’adozione di solette plantari e/o ginocchiere sono utili per modificare l’asse di carico diminuendo lo stress della zona usurata.

La terapia farmacologia non dovrebbe essere utilizzata con la disinvoltura con cui spesso e’ impiegata,ciononostante riveste un ruolo fondamentale nel controllo del dolore nelle fasi iperacute: i farmaci antinfiammatori diminuiscono la sintesi delle prostaglandine e riducono di conseguenza il dolore, dovrebbero essere utilizzati in modo intermittente poiche’ un loro impiego per periodi prolungati puo’ provocare effetti collaterali importanti.

Il cortisone soprattutto se iniettato a livello intrarticolare e’ un farmaco pericoloso da utilizzarsi con cautela. Medicinali alternativi quali la cartilagine di squalo, il condroitin-solfato e la glucosamina possono essere impiegati per il trattamento dell’artrosi del ginocchio .

Le elettrostimolazioni (Tens) offrono sovente un temporaneo beneficio in assenza di effetti collaterali; anche l’agopuntura e’ un trattamento impiegato nel trattamento del dolore e dovrebbe essere indagato piu’ a fondo per dimostrare il meccanismo di azione ed il corretto utilizzo.

Terapie fisiche, caldo/freddo, ultrasuoni, magneto/radar, onde d’urto,possono dare beneficio e non hanno controindicazioni di rilievo.

Infiltrazioni intrarticolari con acido ialuronico si sono rilevate utili sia per diminuire il dolore e la tumefazione articolare che per favorire i processi riparativi nelle lesioni di modesto grado; la cartilagine e’ infatti costituita dai proteoglicani che vengono precocemente danneggiati dal processo artrosico, anche l’acido ialuronico e’ un componente del liquido sinoviale e gioca un ruolo fondamentale nella lubrificazione articolare ed il suo livello diminuisce nel processo artrosico.Una nuova strategia per la cura dell’artrosi nelle fasi precoci e’ la somministrazione di acido ialuronico con elevata viscosita’ iniettato intrarticolarmente. Recenti studi hanno dimostrato che tali benefici effetti tendono a mantenersi per diversi mesi.  Un ‘ altra strategia impiegata recentemente per limitare il sovraccarico articolare e’ l’utilizzo di particolari ginocchiere che, indossate durante lo sport, diminuiscono il carico articolare nella parte soggetta ad usura (unloading braces). Nuove ricerche hanno dimostrato la capacita’ di questi tutori di normalizzare il carico articolare in soggetti con anomalie dell’asse articolare (ginocchio varo/valgo).

Movimento, esercizio fisico e controllo del peso corporeo sono infine il sistema piu’ semplice ed alla portata di ognuno per limitare il rischio dell’artrosi, e’ fondamentale esercitare l’articolazione almeno una volta al giorno privilegiando attivita’ con limitato carico (bicicletta, nuoto, esercizi in palestra). Pochi minuti sono sufficienti a mantenere un buon tono muscolare,la mobilita’ e flessibilita’ articolare; l’esercizio non deve procurare dolore o tumefazione articolare ed e’ necessaria una guida esperta onde evitare attivita’ sbagliate o sovraccarichi. La posizione in cui si dorme (evitare di stare molte ore rannicchiati) e 5 minuti di stretching al risveglio aiuteranno ad affrontare meglio il nuovo giorno.

Trattamento chirurgico
Quando nonostante la prevenzione e le cure mediche e fisiochinesiterapiche i disturbi persistano e’ necessario pensare alla possibilita’ di un trattamento chirurgico. Distinguiamo tra i trattamenti chirurgici quelli effettuati in artroscopia: da quelli eseguiti a cielo aperto: i primi comprendono il lavaggio articolare ,la pulizia con shaving cartilagineo ed offrono un beneficio a medio termine con una minima morbilita’. Altri trattamenti artroscopici quali la condroplastica, le microfratture od i trapianti di cartilagine richiedono un periodo di scarico articolare ed una attenta e lunga riabilitazione.

Si ricorre alla chirurgia aperta quando sia necessario modificare l’asse articolare con un intervento di osteotomia, oppure quando i danni artrosici siano cosi’ importanti da richiedere la sostituzione dell’articolazione del ginocchio con una protesi; tale intervento dovrebbe essere considerata “l’ultima spiaggia” poiche’ nonostante le moderne componenti proteiche dimostrino proprieta’ meccaniche tali da consentire un buon movimento ed una notevole resistenza all’usura e’ pur vero che un soggetto relativamente giovane che sollecita molto l’articolazione tendera’ ad usurare molto prima la protesi richiedendo così la sostituzione delle stessa, cosa possibile ma non scevra da rischi.

 

Anatomia del Ginocchio

All'interno del ginocchio due menischi, uno mediale ed uno laterale, funzionano come cuscinetti ammortizzatori facilitando i movimenti e proteggendo l'intera articolazione. Le più comuni lesioni del ginocchio sono proprio quelle a carico dei menischi, due piccole strutture fibrocartilaginee a forma di C poste tra i condili femorali e la tibia. Durante i movimenti i menischi consentono di scaricare il 30-70% del peso gravante sulla cartilagine articolare stabilizzando il ginocchio. La loro forma, leggermente rialzata ai bordi e concava all'interno aumenta inoltre la congruenza delle superfici articolari che formano questa importante articolazione.


 

menisco


 

Lateralmente entrambi i menischi prendono contatto con la capsula articolare tramite un tessuto connettivo fibroso che prende il nome di paramenisco. Mentre la faccia superiore, leggermente incavata, prende contatto con i condili femorali, quella inferiore, pianeggiante, poggia sulla rispettiva cavità glenoidea della tibia.

I menischi sono formati da cartilagine fibrosa di colore biancastro e particolarmente resistente alle sollecitazioni meccaniche. Il principale componente della cartilagine fibrosa, chiamato collagene di tipo I, si dispone a sua volta lungo fibre circolari in modo da resistere ai carichi esercitati dal femore. Una minima parte di fibre ha invece orientamento radiale e conferisce al menisco una certa resistenza agli strappi longitudinali.

Il menisco mediale o interno assomiglia ad una mezza luna mentre quello laterale o esterno ha un aspetto più circolare, assomiglia di più ad una O. Il menisco laterale copre una maggior porzione della superficie articolare della tibia rispetto al menisco mediale. Ha inoltre una maggiore mobilità.

All'interno del ginocchio i menischi non sono liberi tra le due superfici articolari ma vengono stabilizzati da importanti connessioni. Il legamento trasverso del ginocchio collega infatti tra loro le corna anteriori dei due menischi per poi collegarsi alla rotula. I due menischi prendono inoltre contatto con le fibre dei legamenti crociati anteriore e posteriore accentuando così la loro funzione stabilizzatrice.

Lateralmente i due menischi sono collegati a un fascio fibroso proveniente dalla rispettiva estremità laterale della rotula. Infine delle espansioni dei tendini del muscolo semimembranoso e popliteo si collegano rispettivamente al bordo posteriore del menisco interno ed al bordo posteriore del menisco esterno. Queste ultime connessioni descritte sono importantissime perché danno ai menischi una mobilità attiva e li proteggono da possibili lesione durante i movimenti.

Funzioni del menisco

Un tempo i menischi erano considerati importanti ma non indispensabili e venivano per questo asportati in caso di lesione. Sebbene nel breve periodo questi interventi restituissero rapidamente la funzionalità articolare perduta, alcuni studi successivi dimostrarono una profonda incidenza di artrosi e patologie degenerative nei pazienti che avevano subito questo intervento (meniscectomia).

Oggi le vecchie tecniche sono state quasi completamente sostituite dalla chirurgia artroscopica che nella maggior parte dei casi non rimuove ma sutura la parte di menisco danneggiata. Un susseguirsi di numerosi studi ha infatti chiaramente dimostrato che la conservazione del menisco protegge la cartilagine articolare dai processi degenerativi e che questi sono direttamente proporzionali alla porzione di menisco asportata. Vediamo allora di fare un breve accenno alle numerose funzione dei menischi:

  • ammortizzano e ripartiscono uniformemente i carichi ad essi applicati
  • aiutano la cartilagine ad assorbire gli urti
  • collaborano con i tendini proteggendo l'articolazione dai danni da iperestensione ed iperflessione
  • aumentano la congruenza dell'articolazione
  • se sottoposti a carico spingono il liquido sinoviale ricco di nutrienti all'interno della cartilagine articolare
  • stabilizzano l'intera articolazione

Il menisco è privo di vasi sanguigni fatta eccezione per le sue due estremità. Nei giovani adulti questo apparato vascolare penetra all'interno del menisco mediale per circa il 10-30% della sua lunghezza, mentre in quello laterale la penetrazione è leggermente inferiore (10-25%). Con il passare degli anni si assiste ad una progressiva riduzione dei capillari meniscali. Il nutrimento viene comunque garantito dalla presenza del liquido sinoviale.

Anche le terminazioni nervose meniscali hanno una distribuzione simile a quella vascolare e sono assenti nella porzione centrale. Il loro compito è quello di trasmettere informazioni sulla posizione assunta dall'articolazione.

Al di là di queste finezze è importante ricordare che il menisco è una struttura in buona parte priva di capillari sanguigni. Ne consegue che, fatta eccezione per piccole lesioni periferiche, in caso di un forte trauma le sue capacità riparative se esistono sono estremamente basse.

 

 

Artroscopia del ginocchio

 

L'artroscopia è una tecnica chirurgica che si attua con l'impiego di uno strumento per la trasmissione delle immagini (artroscopio) che viene introdotto all'interno della cavità articolare del ginocchio attraverso delle piccole incisioni. Una telecamera collegata all'artroscopio permetterà allo specialista ortopedico prof Panfili di vedere su di uno schermo con chiarezza ed opportuno ingrandimento le varie strutture interne del ginocchio. Molte patologie del ginocchio possono essere riconosciute e trattate in artroscopia con il beneficio dell'approccio ortomolecolare del Prof.Panfili.
 

Nell’era della comunicazione anche Lei potrà assistere comodamente rilassata all’evento della sua artroscopia in diretta. All’iinterno del ginocchio verranno visualizzate :

  • Cartilagine articolare

  • Legamento crociato anteriore

  • Menisco interno ed esterno

Danni più frequenti del ginocchio:

  • I menischi e i legamenti si possono danneggiare a qualsiasi età, con diverse modalità e cause.

  • Invecchiamento e/o traumi possono causare l'usura delle cartilagini articolari.

Un frammento di cartilagine può talora distaccarsi all’interno dell'articolazione(corpo mobile articolare).L'invecchiamento o un trauma diretto possono danneggiare la cartilagine rotulea, limitando la motilità del ginocchio. Altre volte può verificarsi una irregolare usura della superficie articolare della rotula per alterazioni della meccanica articolare legata ad uno spostamento laterale della rotula(malallineamento rotuleo)
 

LESIONI MENISCALI:

I menischi sono due strutture fibro-cartilaginee, a forma di semiluna, che si incuneano ad ogni lato del ginocchio (menisco interno e menisco esterno), stabilizzandolo tramite interposizione tra femore e tibia. Queste strutture hanno la funzione di distribuire il carico su superfici più ampie, di proteggere la cartilagine articolare e di stabilizzare l'articolazione

 

LESIONI LEGAMENTOSE

I legamenti sono dei cordoni fibrosi che garantiscono stabilità al ginocchio. All'interno del ginocchio sono presenti:il legamento crociato anteriore ed il legamento crociato posteriore.

 

PATOLOGIE DELLE CARTILAGINI:

La cartilagine è un tessuto molto resistente che riveste le superfici articolari rendendole lisce e favorendo lo scorrimento dei capi ossei

 

PATOLOGIE DELLA ROTULA:

La rotula è un osso del ginocchio che facilita l'azione di leva dei muscoli che muovono l'articolazione.

 

Trattamenti più comuni

  • Lesioni meniscali: in funzione del tipo e della estensione del danno meniscale l'ortopedico dr Panfili può asportare la parte lesa del menisco o, più raramente, ripararla con sutura.

  • Lesioni legamentose: è possibile ricostruire un legamento crociato rotto, al fine di ripristinare una stabilità articolare, mediante la sostituzione del legamento stesso con tessuto tendineo sano e robusto (innesto) prelevato in prossimità del ginocchio.

  • Patologie delle cartilagini: con opportuni strumenti l'ortopedico può regolarizzare una superficie cartilaginea ruvida. Se un frammento di cartilagine, staccandosi, scopre l'osso sottostante si possono praticare dei fori nell'osso per aumentare l'apporto di sangue e stimolare quindi i processi riparativi.
    È inoltre possibile asportare un corpo mobile articolare o prelevare un frammento di cartilagine sana per programmare un trapianto della stessa.

  • Patologie della rotula: per rendere liscia e levigata la superficie articolare, l'ortopedico dr Panfili può regolarizzare la cartilagine al di sotto della rotula. Se esistono problemi di malallineamento della rotula, per via artroscopica si può tagliare il tessuto che la mantiene fuori sede.

 

L'intervento di artroscopia può essere eseguito in anestesia:loco-regionale (blocco dei nervi sciatico e femorale)spinale e generale.

 

Video laparoscopia articolazione del ginocchio

 

 

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 Chirurgia del Ginocchio

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L'approccio ortomolecolare del dott. Adolfo Panfili, unico nel panorama italiano ed europeo, garantisce una preparazione ottimale sia per le grandi che per le piccole chirurgie, consentendo al paziente di affrontare lo stress operatorio con il sistema immunitario protetto e reattivo. Fondamentale in questa ottica ortomolecolare, l'assunzione di supplementi a base di aminoacidi, minerali e vitamine personalizzati in base all'individualità chimica di ciascun paziente.

 

Sequenza delle fasi operatorie finalizzate all'impianto di una protesi completa dell'articolazione del ginocchio.

 

 

 

 

 

 

 Artroscopia dell'Anca

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Trattamento mininvasivo dell'anca

 

 
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Intervento virtuale trattamento

mininvasivo dell'anca

 

L'anca è una delle articolazioni che supporta il maggiore peso del nostro corpo. Quando funziona correttamente, ci permette di camminare, correre, sedersi, piegarsi e svolgere tutte le normali attività fisiche senza provocare dolore. Un sistema complesso di ossa, cartilagini, muscoli, legamenti e tendini deve lavorare e funzionare in perfetta integrazione ed armonia.

 

L'anca è un'articolazione sferoidale stabile: la testa sferoidale del femore si inserisce in una cavità emisferica (acetabolo) del bacino. Fasci di tessuto elastici, chiamati legamenti, collegano il femore al bacino formando un involucro (capsula articolare) che contiene l'intera articolazione.

 

Uno strato di tessuti molli (cartilagini) ricopre la superficie della testa femorale nell'acetabolo, ammortizzando e mantenendo lubrificate le superfici di contatto dell'articolazione, facilitandone il movimento. Le borse, una sorta di sacche piene di liquido, ammortizzano l'area dove i muscoli o i tendini si inseriscono nell'osso. la capsula circostante l'articolazione ha inoltre una membrana sinoviale di  rivestimento, che secerne un liquido (sinoviale) lubrificante capace di ridurre ulteriormente l'attrito tra le superfici di contatto.

 

 

Un trauma o una malattia possono danneggiare l'anca in diversi modi, producendo fratture o deterioramento dell'osso, infiammazione delle borse o l'usura prematura delle cartilagini, prodromo delle diverse forme di artrosi, di cui le più comuni: osteoartrosi, artrosi reumatoide, artrosi traumatica.


La conformazione articolare dell'anca è molto congruente e necessita di una trazione sull’arto per aprire l’articolazione e rendere possibile l’introduzione di strumenti sotto controllo del fluoroscopio. Nonostante queste difficoltà l’artroscopia d’anca sta diventando sempre più richiesta anche se è possibile eseguirla solo in pochi centri specializzati che ne seguano l’evoluzione e l’espansione. Sono necessari strumenti artroscopici particolari, su misura e una tecnica consolidata ma come in altre articolazioni può consentire la comprensione ed il trattamento di patologie spesso misconosciute.


L’intervento viene eseguito in anestesia generale o spinale/epidurale con massimo rilassamento muscolare e in regime di Day Hospital. Le indicazioni a sottoporre un paziente a tale intervento comprendono:

  • Corpi mobili intrarticolari

  • Condromatosi

  • Frammenti ossei post-frattura/lussazione

  • Lesioni del cercine

  • Lesioni cartilaginee

  • Infezioni

  • Lesioni del l. rotondo

  • Sindrome da Impingement Femoro-Acetabolare (FAI)

  • Anca dolorosa idiopatica

Queste due ultime patologie sono molto frequenti nei giovani sportivi con una intensa attività fisica (calcio, lotta, arti marziali) e un dimorfismo lieve dell’anca che può essere dovuto ad una alterazione a carico del femore (meccanismo a CAM), più frequente negli uomini, o del labbro acetabolare (meccanismo PINCER) più frequente nelle donne.

 

L’artroscopia di anca è controindicata in presenza di anchilosi, artrosi avanzata, algodistrofia, fratture recenti dell’acetabolo mal ridotte .

 

Come in tutti gli interventi endoscopici dopo l’operazione vengono applicati 3 o 4 piccoli punti di sutura che vengono rimossi entro 7-8 giorni e la riabilitazione dell’anca è immediata con un carico parziale con l’aiuto di bastoni.

 

 

 

 Artroscopia della Spalla

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Trattamento in Artroscopia della spalla

 


L'artroscopia di spalla è stata riconosciuta ed accettata una come tecnica sicura ed efficace nella diagnosi e nella cura di patologie della spalla solo negli ultimi 10-15 anni. I progressi tecnologici nella qualità delle fibre ottiche, nella risoluzione del video e nello strumentario artroscopico, insieme al più approfondito studio degli accessi anatomici, hanno comportato un'evoluzione nell'artroscopia di spalla a partire dalle tecniche diagnostiche fino alle più sofisticate tecniche di trattamento.

 

Anche in questo tipo di artroscopia i risultati vengono amplificati dell'utilizzo dell'approccio ortomolecolare del Prof.Panfili.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel caso di patologie a carico dell'articolazione Acromio-Clavicolare può essere utile una radiografia con inclinazione cefalica di 10° del tubo con il 50% di riduzione dei kilovolts di una normale Rx.

Molto utile risulta essere l'esame ecografico che fornisce informazioni sullo stato della cuffia dei rotatori e sul tendine del Capo Lungo del Bicipite. Nei casi di lesione della cuffia dei rotatori ci si avvale frequentemente dell’Arto Scan un particolare tipo di RMN (Risonanza Magnetica Nucleare), mentre nei casi di instabilità oltre alla RMN può trovare impiego la radiografia con proiezione di Westpoint.

 

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 Artroscopia del Polso

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Trattamento in Artroscopia del polso

 

L'articolazione del polso consiste dell'articolazione radio-ulnare distale che permette movimenti di rotazione del polso, dell'articolazione radio-carpica che fa articolare carpo e radio e dell'articolazione medio-carpica che fa articolare le due filiere del carpo. Le singole ossa carpali sono articolati tra di loro in modo che il polso è un sistema complesso di più di 10 articolazioni. Queste articolazioni vengono stabilizzate da un complesso sistema di legamenti. Un disco triangolare stabilizza radio ed ulna e fa parte dell'articolazione radio-carpica.

 

L'artroscopio è una sonda rigida e sottile che contiene un sistema ottico di ingrandimento. Attraverso fibre ottiche l'artroscopio è collegato con uno schermo televisivo. Con questo sistema il chirurgo riesce ad ottenere una ottima visione dell'articolazione praticando solamente delle aperture minime. Solo un ampia apertura chirurgica permetterebbe la stessa visione senza l'utilizzo dell'artroscopio. Il vantaggio dell'artroscopia non è solamente il recupero funzionale più rapido e meno problematico dell'articolazione, ma anche il fatto che il chirurgo, attraverso una visione ingrandita delle parti articolari riesce a valutarle meglio. Da anni si utilizza l'artroscopia con successo nella chirurgia di ginocchio e di spalla. Con la produzione di strumenti più raffinati ultimamente se ne avvantaggia anche la chirurgia del polso.

 

Maggiormente si procede all'artroscopia del polso in caso di disturbi cronici la cui causa rimane incerta nonostante utilizzo di mezzi diagnostici moderni (risonanza magnetica, tomografia assiale computerizzata, artrografia). Delle volte lesioni cartilaginee e anche legamentose possono essere diagnosticate solamente tramite l'artroscopia. In caso di diagnosi certa come per esempio una lesione del disco triangolare, la lesione può essere valutata meglio ed eventualmente trattata per via artroscopica.

 

Tecnica operativa

L'intervento viene eseguito in anestesia regionale o in narcosi. Al braccio si applica un laccio emostatico perché si opera con un arto esangue. A livello della faccia dorsale del polso vengono praticate 2-3 piccole incisioni cutanee (0.5cm) attraverso le quali vengono introdotte in articolazione l'artroscopio ed altri strumenti speciali. Le superficie articolari vengono ispezionate sistematicamente e palpate con un piccolo uncino smusso per tastare la loro consistenza. Lesioni cartilaginee e legamentose possono essere diagnosticate in questo modo. Certe lesioni possono essere trattate con strumenti speciali direttamente in artroscopia. Dopo l'intervento si applica un bendaggio elastico. Una mobilizzazione precoce del polso dipende dalla diagnosi e da un'eventuale procedura chirurgica.

Risultati

Dopo una procedura diagnostica il polso può essere usato normalmente dopo ca. tre settimane. In caso di procedure chirurgiche associate questo periodo si prolunga a seconda della diagnosi e della procedura chirurgica.


Rischi e complicanze
Infezioni sono rare, il più delle volte superficiali e possono essere trattate con degli antibiotici. Infezioni profonde sono estremamente rare. Rami nervosi superficiali possono essere lesi. In tale caso può rimanere un piccolo areale cutaneo insensibile e/o formarsi una cicatrice dolente. In casi estremamente rari va resecato il moncone nervoso (neurinoma) dalla cicatrice cutanea. Una lesione dei tendini estensori è molto rara. In tale caso il tendine viene suturato.

 

 

 

 

 Chirurgia Mininvasiva: la Vertebroplastica percutanea (VPP)

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UnoMattina 19/07/2010 - Trattamento dell'Ernia del Disco

 

 

Il dott. Panfili si è specializzato in Ortopedia presso il Policlinico Agostino Gemelli ed ha svolto il suo tirocinio medico pratico presso l’ Università del Sacro Cuore in Roma in qualità di aiuto del prof Carlo Ambrogio Logrsocino, Direttore di Dipartimento di Scienze Ortopediche e Traumatologiche (Dip). 

Il suo ricco curriculum vitae menziona tra le centinaia di pubblicazioni, congressi, convegni, interviste,  presenze televisive,  inoltre un brillante professorato svolto presso l’Università degli Studi di Siena nell’ambito dell’insegnamento dell’Anatomia ed Istologia  umana che gli ha consentito di approfondire ulteriormente le sue già ben radicate conoscenze ortopediche e chiropratiche approfondite attraverso lo studio ed  il diploma quadriennale in Omeopatia, Omotossicologia  ed Agopuntura, conseguito in Germania con il massimo del profitto negli anni 90, allorché in tali settori in Italia gli esperti si potevano contare sulle dita di una sola mano. Un esperto della colonna vertebrale a tutto tondo che la colonna  la conosce molto bene da tutte le angolazioni  possibili ed immaginabili, attraverso  innumerevoli trainings super specialistici svolti in qualità di aiuto con i più grandi chirurghi della colonna, a cominciare dal prof Carlo Ambrogio Logrsocino, Direttore di Dipartimento di Scienze Ortopediche e Traumatologiche (Dip) del Policlinico Gemelli – Università del Sacro Cuore di Roma, al prof Carlo Carmine Cerciello  Primario degli Ospedali Riuniti di Roma  - Dipartimento di Chirurgia vertebrale - San Camillo – Roma, del pioniere della chirurgia vertebrale del secolo scorso prof. Jhon Howard Moe, del prof Giulio Maira, Direttore dell'Istituto di Neurochirurgia del Policlinico Universitario "Agostino Gemelli" in Roma, e molti altri. Il prof Panfili tratta vertebre, postura e nutrizione in stretta sinergia sfn dall’inizio della sua trentennale attività professionale,  sia dal punto vista chirurgico che manipolativo essendo tra l’altro  il primo ortopedico in Europa a Diplomarsi in Best Chiropratica.

 

 
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Intervento virtuale discectomia endoscopica

 
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live-cam dell'intervento in "Day Hospital"

 

 

Fatte queste doverose premesse, il fatto che il prof Panfili promuova la Vertebroplastica Percutanea non stupisce certo, poiché nel suo stile professionale emerge costante quello che gli americani definiscono: “Committment to  excellence” (preposto all’eccellenza, nda), ovvero proporre al paziente la migliore indicazione per la risoluzione del dolore  e dell’emergenza vertebrale che se non affrontata con estrema competenza e professionalità, può causare invalidità permanente  e dolore cronico incoercibile. Tutto ciò si sposa poi con costi sanitari estremamente ridotti.

La Vertebroplastica Percutanea è una procedura terapeutica mini-invasiva di Radiologia Interventistica per il trattamento delle fratture vertebrali dolorose sviluppata in Francia nella metà degli anni 80' ma che solo recentemente ha avuto diffusione in altri paesi europei e negli Stati Uniti. Innanzitutto è opportuno precisare che si tratta di una procedura mininvasiva di chirurgia a cielo chiuso, che non richiede l’utilizzo del classico bisturi, né  tagli, né punti di sutura e che consente un immediato recupero funzionale del paziente. Questo tipo di procedura potrebbe essere paragonato ad un artroscopia semplificata che  consiste nell’iniezione attraverso un ago metallico appositamente conformato, introdotto sotto la guida combinata della Tomografia Computerizzata (TAC) e della fluoroscopia digitale, di un cemento osseo a bassa viscosità, già da tempo impiegato in interventi ortopedici. Tale cemento (polimetilmetacrilato o PMMA) si diffonde all’interno del corpo vertebrale fratturato, prevenendo ulteriori cedimenti.

 

Modalità d’introduzione del cemento all’interno del corpo vertebrale con la VPP

 Modalità d’introduzione del cemento all’interno del corpo vertebrale con la VPP

 

Per farsi un’idea pratica della vertebroplastica percutanea pensate alla foratura di un pneumatico per la quale si utilizza la bomboletta a schiuma espansa che in pochi secondi consente di riprendere la marcia interrotta. Con modalità analoghe il cemento iniettato all’interno del corpo vertebrale, rimodella la vertebra fratturata conferendole la stabilità e la resistenza perdute con una un’immediata remissione del dolore consentendo al paziente infortunato di ritrovare serenità, autonomia e mobilità nel volgere di tempi rapidi ed indolori .

 

 

Ciò che dovreste sapere sulla vertebroplastica

La Vertebroplastica Percutanea viene eseguita in anestesia locale e richiede il ricovero di un giorno, quindi preferibilmente in regime di Day Surgery. E' necessaria l'introduzione di pochi cc. di cemento che determina il consolidamento immediato dell'osso con conseguente risoluzione del dolore. I pazienti che beneficiano di tale procedura riferiscono una tempestiva e completa remissione dei sintomi dolorosi consentendo di abbandonare il busto ortopedico e /o ridurre o sospendere l'assunzione di farmaci analgesici e migliorare così la qualità della vita.

 

Indicazioni

  • Frattura vertebrale dolorosa da osteoporosi refrattaria alla terapia medica

  • Frattura vertebrale dolorosa o osteolisi a rischio di frattura dovuta a tumori benigni o maligni (angioma, metastasi, mieloma, linfoma)

  • Frattura vertebrale dolorosa con osteonecrosi associata (Kummell’s disease)

  • Pazienti con cedimenti multipli per i quali ulteriori cedimenti rappresenterebbero una compromissione respiratoria

  • Frattura traumatica cronica in osso sano con mancato consolidamento dei frammenti o degenerazione cistica

Vertebra osteoporotica in paziente affetto da cifosi grave, prima e dopo il trattamento di vertebroplastica per cutanea eseguibile in day surgery.


Trattamento delle metastasi ossee dolorose e delle fratture da osteoporosi con cementoplastica.

 

Una ulteriore applicazione della vertebroplastica percutaneaè la Cementoplastica Ossea, anch'essa effettuata in anestesia locale sotto guida TAC e fluoroscopica, nelle metastasi ossee dolorose di tipo osteolitico, o di lesioni fratturative da osteoporosi. Le modalità esecutive della cementoplastica sono anch’esse rapide ed indolori e si basano sul posizionamento di un apposito ago all'interno della lesione ossea con successiva iniezione di Cemento Osseo. Questa procedura garantisce un effetto antalgico pressoché immediato con particolare riferimento a quei segmenti ossei sottoposti a notevole "carico biomeccanico funzionale " con elevato rischio di frattura. In alcuni casi la Cementoplastica può essere preceduta, nei casi di neoplasie, dalla Termoablazione con Radiofrequenze per ridurre ulteriormente la quota di tessuto neoplastico.

 

Controindicazioni assolute:

  • Fratture stabili asintomatiche

  • Terapia medica efficace

  • Osteomielite nella vertebra interessata da frattura

  • Coagulopatia non correggibile

  • Allergia ai componenti utilizzati

  • Infezioni sistemiche o locali (spondilodiscite)

Controindicazioni relative:

  • Dolore radicolare o radiculopatia causata da sindrome compressiva non correlata alla frattura vertebrale

  • Frammento dislocato posteriormente con compromissione > 20% del canale vertebrale

  • Tumore esteso all'interno dello spazio epidurale

  • Frattura traumatica acuta di vertebra non osteoporotica

  • Compressione severa del corpo vertebrale (vertebra plana)

  • Frattura stabilizzata senza dolore datata perdurante da più di un anno

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 Stop al mal di schiena con l’epiduroscopia

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Basta con il Mal di schiena con l’ Epiduroscopia

 

 

 
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video dell'intervento virtuale

 

 

 

 

L’Utilità dell’'Epiduroscopia ?

L'Epiduroscopia o Endoscopia Spinale è una procedura microinvasiva utilizzata per la diagnosi ed il trattamento del dolore di schiena acuto e cronico. Consiste nell'introdurre una microsonda flessibile a fibre ottiche attraverso cui possiamo visualizzare, ispezionare e direttamente curare le strutture anatomiche, i tessuti ed i nervi contenuti nello spazio epidurale.

Ricordiamo che il "mal di schiena" (la comune lombalgia) è una vera e propria malattia sociale . Si tratta di una delle  patologie benigna più costose per il sistema sanitario italiano (1,2% del PIL) che colpisce quasi il 50% della popolazione in  Italia ed in Europa (Croft) Costi sociali elevati per  l'assunzione di farmaci e la sospensione temporanea dal lavoro;

 

 

Come viene eseguita l'Epiduroscopia?

Innanzitutto è doveroso fare una premessa per meglio comprendere l'importanza e le finalità di questa rivoluzionaria tecnica endoscopica. Di norma, il nostro corpo in un processo infiammatorio acuto in atto come ad esempio durante un attacco acuto lombosciatalgico per ernia del disco, oppure a seguito di un intervento chirurgico sulla colonna determina la formazione di tessuto cicatriziale di riparazione, sviluppando aderenze fibrose che possono inglobare le radici nervose. Queste aderenze imbrigliano le guaine che rivestono il midollo spinale limitandone la mobilità causando irritazione e infiammazione, e causando  dolore severo con tendenza alla cronicizzazione.

Queste aderenze sono difficilmente visibili con le comuni tecniche diagnostiche come la Risonanza Magnetica Nucleare e la Tac. Infatti abbiamo più volte confrontato le diagnosi finali della Risonanza Magnetica e della Tac con ciò che abbiamo potuto riscontrare mediante l'Epiduroscopia osservando che l'accuratezza di questa nuova tecnica ci permette di diagnosticare e curare anche le minime presenze di tessuto cicatriziale ed aderenziale responsabili del dolore. E' una procedura microinvasiva relativamente semplice in mani esperte e sempre da eseguire in un centro qualificato.
L'intervento viene eseguito in anestesia locale con una leggera sedazione ed in regime di day-hospital o al massimo con una notte di degenza nei casi che lo richiedano.

Dopo l'anestesia locale attraverso l'osso sacro l'endoscopio a fibre ottiche viene introdotto nel canale epidurale e viene avanzato lentamente cercando di fare diagnosi dell'origine del dolore e colloquiando con il paziente il medico potrà effettivamente individuare la zona infiammata e quindi liberare le radici nervose dal tessuto infiammatorio causa del dolore invalidante. Inoltre potrà anche eseguire una medicazione mirata antinfiammatoria direttamente sulle radici nervose coinvolte.

Una volta terminata la procedura che mediamente ha una durata di circa 30 minuti, il paziente viene riportato in reparto di degenza ed invitato a restare a letto disteso per circa quattro ore.

 

Ci sono controindicazioni?

L'unica controindicazione assoluta è l'utilizzo da parte del paziente di farmaci anticoagulanti o l’alterazione delle prove di coagulazione.


Dopo l'intervento occorre stare a riposo?

Una volta terminata la procedura che mediamente ha una durata di circa 30 minuti, il paziente viene riportato in reparto di degenza ed invitato a restare a letto disteso per circa quattro ore e dalla dimissione il paziente deve solo osservare un periodo di riposo domiciliare attivo, cioè il giorno successivo il paziente può riprendere leggere attività quotidiane, essere prudente e non spingersi oltre la normale condotta di vita. Per circa cinque giorni è probabile che il paziente debba seguire una terapia antibiotica ed antinfiammatoria.

 

Quali vantaggi ha rispetto alle metodiche di indagine tradizionali?

  • Si tratta di una tecnica diagnostica e chirurgica mininvasiva per eccellenza eseguibile  in anestesia locale ed in Day-Hospital che consente di fare diagnosi e terapia documentabile in tempo reale  con una minivideocamea ad elevatissima risoluzione (6000 pixel).

  • Diagnosi e risoluzione nello stesso tempo consentono di risolvere annosi problemi di mal di schiena altrimenti destinati alla cronicizzazione ed al peggioramento della condizione della qualità di vita e fino a poco fa senza alcuna soluzione.

  • La possibilità di osservare con un ingrandimento notevole strutture anatomiche altrimenti non visibili e coglierne qualsiasi variante patologica e di risolverla spesso in maniera incruenta..

  • L'assoluta assenza di qualsiasi coinvolgimento d'organo e/o apparato proprio per l'esigua invasività della procedura.

 

Indicazioni

  • Dolore alla schiena dopo intervento chirurgico cioè la Sindrome Post-Laminectomia conseguente a precedenti interventi di ernia del disco “sfortunati” per presenza di tessuto cicatriziale

  • Presenza certa o presunta di Elementi compressivi sulle radici dei nervi spinali

  • Aderenze sulle radici nervose

  • Stenosi del canale vertebrale

  • Presenza di Listesi con relativo quadro infiammatorio

  • Ernia discale in cui non esiste la necessità chirurgica per assenza di danno sui nervi, ma c'è solo l'elemento dolore: infatti in questo caso basta solo ripulire la zona infiammata ed il dolore scompare immediatamente e completamente

  • Dolori lombari senza diagnosi o con diagnosi di tipo Psicosomatico solo perché non c'è diagnosi strumentale (TC - RMN)

  • Esiti di pregresse fratture sacro-coccigee

 

 Qual è la figura professionale di riferimento?

Ortopedici specialisti della colonna vertebrale che si avvalgono della competenza di Anestesisti che abbiano all’attivo  un adeguato periodo di training per poter operare con assoluta sicurezza e quindi rendere un servizio altamente qualificato al malato.
Per la ricerca dello Specialista si può avvalere dell’opera informativa del sito  
www.aimo.it.
Lo stesso sito può fornire informazioni anche su centri di alta professionalità per eseguire la procedura in regime di Day Hospital.

 

 

 

 

 

 Trattamento ambulatoriale dell'ernia del disco

 (Discectomia Endoscopica)

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Intervento virtuale Discectomia Endoscopica

 

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live-cam dell'intervento in "Day Hospital"

 

 

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UnoMattina 19/07/2010 - Trattamento dell'Ernia del Disco

 

Diagnostica

 

In passato, i limiti della TC e della RM nella valutazione dell’eventuale compressione sulle radici o sul sacco durale, erano dettate dal fatto di essere entrambe eseguite senza carico. Per una valutazione, quindi, più vicina alla realtà può essere talora necessario ricorrere alla RM con Axial Loader. Questa tecnica consente di applicare, durante l’esame RM della colonna lombo-sacrale, un carico assiale; il dispositivo axial loader, utilizzato per la compressione, è costituito da un supporto rigido sul quale è posizionato il paziente che è bloccato superiormente a livello delle spalle. I piedi sono a contatto con la pedana che agisce comprimendo il paziente; la posizione del paziente è, dunque, supina e con gli arti inferiori estesi (senza il supporto per le gambe).

Il carico applicato dalla pedana è impostato dall’operatore e gestito da un computer che mantiene stabile la spinta durante l’indagine; il carico applicato deve essere pari al 65% del peso del paziente, così come indicato dal costruttore dell’apparecchiatura axial loader.

La tecnica d’esame prevede l’acquisizione delle immagini di routine per lo studio RM del rachide lombo-sacrale, più, dopo aver applicato il carico assiale, l’acquisizione di immagini sagittali e assiali T2 pesate (Fast-spin-echo). Si preferisce ripetere le immagini T2 pesate, anziché le immagini T1, per la loro maggiore risoluzione di contrasto nella valutazione del disco intersomatico. E’ necessario, dopo aver applicato il carico assiale e prima di acquisire le immagini, eseguire una nuova sequenza di centraggio poiché l’applicazione del carico comporta una modificazione della posizione del paziente.

 

 

La Chirurgia Percutanea Minivasiva

La chirurgia percutanea mininvasiva per il trattamento dell’ernia del disco senza bisturi ha avuto un netto incremento negli ultimi anni, migliorando notevolmente la qualità di vita dei pazienti e consentendogli dopo l’intervento un rapido recupero della funzionalità e del benessere riducendo il disagio ed aumentando la flessibilità terapeutica.

Pur trattandosi di un vero e proprio intervento chirurgico questo viene eseguito utilizzando particolari strumenti, con l'ausilio del mezzo Rx o TAC guidato ed eventualmente sotto monitoraggio televisivo (video assistito). Con queste modalità vengono introdotti nell'organismo attraverso aghi e qualora necessario tramite piccolissime incisioni tali da non richiedere poi neanche punti d sutura, questo è il motivo per il quale questo tipo di chirurgia viene definita endoscopica-mininvasiva.

 

Fatta questa premessa è bene fin d'ora intendersi sul fatto che i principi portanti della chirurgia tradizionale debbono essere rispettati anche con questo nuovo modo di operare. Assicuratevi che l’esecutore della tecnica sia un medico specialista in ortopedia con acclarata competenza della colonna vertebrale e diffidate di specialisti di altre branche non attinenti che s’improvvisano “chirurghi mininvasivi per il trattamento dell’ernia del disco”. D'altra parte, la motivazione a tanti progressi nella storia della Medicina è stata l'esigenza di dover dare prospettive terapeutiche nuove ad una pressante domanda sociale; in questo caso, quale migliore servizio se si offre al paziente una buona e soddisfacente operazione chirurgica per il trattamento dell’invalidante ernia discale con il rispetto dell'integrità esterna del suo fisico ed un tempestivo ritorno alle proprie attività quotidiane? I dolori da ernia discale hanno un grandissimo impatto anche sulla redditività sociale tant’è che possono muovere il PIL (Prodotto Interno Lordo) di un buon 1,5%......
 

Queste foto illustrano alcune delle fasi dell'intervento mininvasivo

 

 

 

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Epiduroscopia dell'ernia del disco

 

 

 

Si tratta quindi di interventi che in mani esperte risultano agili ed efficaci, impostati per ridurre al minimo il trauma dell'accesso, senza venire meno alle regole dettate dall'anatomia e dalla tecnica chirurgica. A questo proposito va precisato che chirurgia mininvasiva pur comportando una riduzione del rischio operatorio e non lo azzera, né rappresenta un atto chirurgico che richieda minore competenza, anzi nelle mani sbagliate può provocare gravi ed irreparabili danni.

L’INTERVENTO DI ERNIA DISCALE (cervicale, dorsale o lombare) viene di solito eseguito in anestesia locale o con l'ausilio di una breve sedazione, senza anestesia generale, anche in regime ambulatoriale. Particolarmente promettente è, indicata per le ernie e le protrusioni discali. L’ernia del disco contenuta se invalidante e ribelle a 1-2 mesi di trattamento conservativo è abitualmente trattata con un’operazione di discectomia microchirurgica che ottiene il 90 % di risultati positivi immediati. Un passo avanti notevole per queste forme di ernia è l’introduzione della chirurgia mininvasiva, ovvero senza bisturi grazie alla quali è possibile, in molti casi, evitare l’intervento classico a cielo aperto con bisturi.

 

      

 


 

Discolisi con O2-O3 (Ossigeno-Ozono)

Consiste nel fare un’iniezione nel disco di Ossigeno e Ozono, con un sottilissimo ago indolor sotto monitoraggio radioguidato. La miscela Ozono-Ossigeno ha un effetto antalgico e miniflogistico che riduce il dolore e il volume dell’ernia e rinforza le strutture del disco. E’ applicabile in ernie del disco contenute.

- Richiede anestesia locale potenziata da sedazione-flash in modo che il Paziente non avverta alcun dolore
- Dura pochi minuti (mediamente 20-30 minuti per ciascun livello trattato')
- Consente una deambulazione quasi immediata e può essere effettuato spesso anche in Day Hospital, indossando per circa un mese un leggerissimo bustino lombostato
 

Dekompressor

Il Dekompressor è una sottilissima sonda monouso (diametro 0,3 mm) contenente una vite a doppia elica. La sonda viene introdotta nel disco per via percutanea, come una comune iniezione, e la trivella fatta girare da un micromotore connesso, estrae parte del nucleo del disco, riducendo la pressione dell’ernia.

Caratteristiche maggiori del Dekompressor sono:

- Può essere usato per ernie contenute cervicali, dorsali e lombari.
- Alta efficacia. 90% di risultati favorevoli in casi ben selezionati
- Nessun rischio effettivo. Evita i rischi del Laser e della discolisi.
- Non richiede tagli chirurgici
- Non richiede punti di sutura
- Evita le cicatrici post-operatori
- E’ ripetibile
- Richiede anestesia locale potenziata da sedazione-flash in modo che il Paziente non avverta alcun dolore.
- Dura pochi minuti (mediamente 20')
- Consente una deambulazione quasi immediata e può essere effettuato in Day Hospital
- Abbrevia i tempi di convalescenza".
 

Ozonoterapia o discolisi

Usualmente la terapia si svolge in due tempi successivi: in un primo tempo, l’ozono viene iniettato nei muscoli paravertebrali; successivamente, a distanza di giorni, l’ozono viene iniettato nel disco, sotto controllo radiografico.

Gli entusiasti dell’ozonoterapia distinguono un effetto biochimico a breve termine, che è antinfiammatorio, analgesico, miorilassante e iperossigenante; ed un effetto a più lungo termine, per la disidratazione del disco intervertebrale e quindi il riassorbimento di eventuali sporgenze erniarie. L'effetto della terapia si manifesta in un periodo compreso tra 4-10 settimane. Si basa sul fatto che vari fattori umorali contribuiscono alla produzione del dolore. L’ozono agendo con meccanismo antinfiammatorio ed antiossidante contribuirebbe al ripristino dell’equilibrio biochimico. Molti farmaci dati per via sistemica agiscono allo stesso modo.

E' da sottolineare il parere del Consiglio superiore di Sanità del 19.11.2003 :
 

La OOT (ossigeno-ozono terapia) è una procedura associata ad un significativo rischio di complicazioni anche letali. La OOT è una procedura che manca di adeguata validazione scientifica per quanto concerne la sua effeicacia
 

IDET o Neucleoplastica

IDET sta per "intradiscal electrothermal therapy". L'intervento viene fatto sul disco intervertebrale in anestesia locale.
E' indicato per debordanze discali o per ernie ancora contenute, come si verifica nei giovani con lombalgie da posizione, o nelle persone con lassità legamentosa, e quindi sporgenza dei margini discali, connessa con l’invecchiamento.Col calore di un sistema a radiofrequenza si induce una contrazione delle fibre collagene sul margine discale riducendo la pressione sulle strutture nervose.
Si raggiunge il disco con un ago “mirato” radiologicamente e si inserisce l’elettrodo a radiofrequenza, che viene riscaldato a circa 50 gradi. Il risultato della cura non è sempre immediato. Talora questa terapia viene integrata con la somministrazione di ozono intradiscale, poichè si ritiene che le due tecniche, siano complementari nel disidratare e quindi ridurre il volume del disco.
 

Discectomia Laser Percutanea
La Discectomia Percutanea Laser (PLDD - Percutaneous Laser Disc Decompression) è una procedura chirurgica utilizzata per la cura dell'ernia del disco da oltre 10 anni. Tuttavia è dal 1999 che è stata perfezionata, sia per quanto riguarda il tipo di Laser da utilizzare (Diodo 980nm), che per il tipo di fibre ottiche (fibre in silicio purissimo di 360um - micron - con NA - apertura numerica - di 0.22).
E' normalmente eseguita in anestesia locale e talvolta in leggera sedoanalgesia. Sotto guida fluoroscopica o sotto guida TAC, si introduce un sottile ago (Chiba tipo Menchetti con punta atraumatica) di calibro inferiore ad 1 mm (0.80 mm) nel disco intervertebrale erniato.

 

 

       

 

 

Una volta controllatone il posizionamento, si introduce all'interno dell'ago, una sottilissima fibra ottica di 360um (micron) di calibro, connessa al Laser (Diodo 980nm - Biolitec AG).
La procedura per il trattamento di un singolo livello, dura 15 - 20 minuti ed è
NORMALMENTE PRIVA O CON LIEVE DOLORE, a differenza di altre tecniche che utilizzano il calore (coblazione, nucleoplastica, radiofrequenza), poiché il laser permette di concentrare elevatissime potenze senza alcuna dissipazione di calore. Le caratteristiche fisiche delle fibre ottiche utilizzate (silicio purissimo) e la loro modalità di emissione permettono di concentrare l'energia in pochi mm2 nel disco intervertebrale, con un assorbimento dell'energia superiore al 90%.
Ciò spiega il raggiungimento dell'attuale sicurezza nell'esecuzione di tale procedura, in quanto non vi è alcuna dissipazione di energia nei tessuti circostanti (cosa che avveniva in passato).
Nel caso in cui l'ernia del disco sia ancora contenuta, è possibile eseguire la tecnica sotto controllo fluoroscopico, rilasciando l'energia laser sia al centro del disco intervertebrale, che nella sua porzione posteriore.
In caso di ernie non contenute, cioè di dimensioni maggiori, ma ancora connesse al disco intervertebrale, soddisfacenti risultati sono stati ottenuti eseguendo la procedura sotto guida TAC (Fig.3).

Questo permette di rilasciare l'energia laser in più punti del disco intervertebrale erniato, ottenendo una maggiore vaporizzazione e "shrinkage" - retrazione - dell'ernia con una decompressione della radice nervosa ed una risoluzione dei sintomi (dolore irradiato all'arto, formicolii, alterazione della sensibilità).


Il paziente può essere dimesso in giornata (Day- surgery) o DOPO UN GIORNO DI RICOVERO. Non vi è alcuna ferita chirurgica, né vi sono punti da rimuovere. Una antibiotico profilassi è eseguita per 3 giorni con analgesici al bisogno. E' consigliato un giorno di riposo assoluto, con rientro alla normale vita lavorativa entro 1 settimana.


I RISULTATI SONO SODDISFACENTI IN UNA PERCENTUALE DI CASI INTORNO ALL'80%. IN CASO DI INSUCCESSO NON E' PREGIUDICATO IL RICORSO ALLA CHIRURGIA TRADIZIONALE.

 

La Neurolisi Endoscopica o Epidurolisi

E' indicata per il dolore connesso alla formazione di cicatrici post-operatorie (per interventi ripetuti con persistenza del dolore lombare) o post-traumatiche. Si basa sulla possibilità di liberare (“lisare”) le aderenze, quindi riducendo la strozzatura del nervo. Suggerita spesso per la "failed-back-syndrome", ossia il dolore lombare resistente e conseguente a trattamenti chirurgici inefficaci.

I risultati sono incostanti, ma è poco invasiva essendo effettuata per via percutanea.


Denervazione delle Faccette Articolari

E' indicata nel classico maldi schiena da stress e posturale.
Riduce in pratica la sensibilità delle strutture recettive dolorose poste attorno alla colonna vertebrale.
Si esegue con un ago riscaldato a radiofrequenza.
La tollerabilità è ottima, i risultati buoni se l'indicazione è appropriata.

Più appropriatamente questa sindrome viene oggi trattata con gli spaziatori interspinosi, che alleviano il sovraccarico funzionale delle faccette articolari e risolvono il problema meccanico che ne è alla base.
 

 

 

 
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live-cam dell'intervento in "Day Hospital"

 

 

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UnoMattina 19/07/2010 - Trattamento dell'Ernia del Disco

 

 

Cosa fare se si offre di ernia del disco cervicale o lombare espulsa che comprime il midollo spinale?

 

E’ importante premettere che l’ernia del disco si verifica solo quando il disco è degenerato ed usurato il che ne giustifica l’insorgenza spontanea non in relazione a sforzi intensi, ma anche all’improvviso senza sintomi premonitori. L’ ernia del disco è una malattia della colonna vertebrale consistente in uno sconfinamento del disco intervertebrale che può estendersi ad invadere il canale vertebrale e andare a comprimendo pericolosamente le strutture nervose attigue come le radici nervose, midollo spinale, la guaina che lo riveste denomina Dura) con relativi danni, talora irreversibili e sintomi neurologici.
 

Campanello d’allarme dell’ernia del disco sono spesso dolori locali (cervicali, dorsali o lombari a seconda della sede dell’ernia) discogenici, originati cioè dal disco degenerato accoppiati a sintomi neurologici (come ad esempio una sciatica nelle ernie lombari basse che comprimono una radice di origine del nervo sciatico).

 

Gli effetti dell’ernia possono essere accentuati da altri fattori, in primo luogo dalle dimensioni del canale vertebrale. Un’ernia anche voluminosa che si estrinsechi in un canale stretto può anche essere asintomatica e talora al contrario per un’ernia minuscola, ma in un canale stretto può causare sintomi dolorosi talmente acuti da limitare severamente la mobilità del paziente.

Il trattamento dell’ernia del disco non dovrà pertanto essere ispirato solo dal criterio della dimensione dell’ernia. Tenete presente che alcune ernie possono migliorare spontaneamente o con comuni trattamenti conservativi. Permane comunque la degenerazione e l’usura del disco che può comunque recidivare ed è questo il problema più frequente nel trattamento dell’ernia del discale sia cervicale che lombare

Ben più complesso è il destino di alcune ernie che persistono nonostante le cure e/o si accrescono e/o recidivano rendendo la qualità di vita pessima ed insostenibile. In questi casi l’interevento di discectomia tramite chirurgia mini invasiva è non solo consigliabile, ma diviene necessario.


In questi casi che fare ?

 

  1. Non vi affidate al primo venuto ed evitate manipolazioni vertebrali, potrebbero peggiorare la compressione discale e rendere l’ernia non più operabile con sistema chirurgico mininvasivo. Consultate esclusivamente solo veri esperti (specialista ortopedico esperto di chirurgia vertebrale) non affidatevi agli improvvisati non in possesso dei requisiti professionali necessari e ricordate che l’ernia del disco non è mai una patologia banale e se tratta in maniera inadeguata può addirittura peggiorare!

  2. Iniziare con trattamenti sintomatici e conservativii, per 7-10 giorni, anche in presenza di dolori forti a meno che non si manifestino sintomi particolari come paresi ingravescenti (documentabili con Elettromiografia ed un corretto esame clinico neurologico)

  3. Ricordate che iI trattamento sintomatico non rimuove la causa ed è un po’ come spegnere la lampadina nel cruscotto che segnala la mancanza dell’olio del motore, senza rimboccare i livelli illudendosi che il problema non ci sia. Il tanto bistrattato cortisone può aiutare a gestire i primissimi giorni della sintomatologia infiammatoria sgonfiando una radice compressa e edematosa e riducendone il danno. Ma non si può instaurare una terapia cortisonica in pianta stabile sperando che l’ernia non recidivi più!

  4. Passati i 7-10 giorni si può cominciare a pianificare, se ne esistono le condizioni, un trattamento percutaneo mini-invasivo a fini curativi o anche, eventualmente, per prevenire recidive.

  5. I trattamenti percutanei mini-invasivi hanno un elevata percentuale di successi in mani esperte (90%), ma possono talora recidivare specialmente se utilizzati senza la giusta indicazione.

  6. Diffidate di coloro che propongo la medesima tecnica per qualsiasi paziente. Tra le strumentazioni utilizzate Il Dekompressor consente un ottimo trattamento percutaneo mini-invasivo di ernie del disco contenute.

  7. Se l’ernia è invalidante e resistente a (o non indicata per) uno dei predetti trattamenti va effettuato un trattamento micro-chirurgico eventualmente completato da impianto di protesi discale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Diagnosi dell' Ernia Discale

Con il trascorrere del tempo il corpo umano si disidrata progressivamente ed i dischi intervertebrali sono quelli che ne pagano lo scotto più immediato essendo costituiti prevalentemente di acqua. Quando ai fenomeni di tipo degenerativo si sommano posture scorrette, come quelle che si tengono ad una scrivania, per esempio, o in automobile, e non viene svolta un'idonea attività fisica, si creano delle condizioni di instabilità della colonna, che possono esitare in una erniazione del disco.

 

Quando ai fenomeni di tipo degenerativo si sommano posture scorrette, come quelle che si tengono ad una scrivania, per esempio, o in automobile, e non viene svolta un'idonea attività fisica, si creano delle condizioni di instabilità della colonna, che possono esitare in una erniazione del disco.

 

Se il disco scivola posteriormente verso il canale midollare( formato anteriormente dai corpi vertebrali, lateralmente dai peduncoli e posteriormente dalle lamine), questi può improntare il sacco durale, dal quale fuoriescono le radici nervose che vanno a costituire il nervo sciatico. Questo grosso nervo, il più grosso del nostro corpo, innerva l'arto inferiore, ed è questo il motivo per cui un insulto che ha origine a livello delle vertebre si ripercuote sulla gamba (sciatalgia): un dolore che a partenza dalla schiena si irradia all'inguine è però molto più probabilmente causato da una sindrome delle faccette articolari.
 

Tipologie di Ernia Discale

Diversi sono i gradi di fuoriuscita del disco dalla propria sede: si va dalla protrusione (vedi disegno), contenuta dal legamento longitudinale posteriore , che scorre lungo la parte posteriore dei corpi vertebrali, fino all'ernia vera e propria, quando cioè il disco intervertebrale è completamente fuori sede.

 

Le ernie si possono classificare in:
 

ERNIA CONTENUTA

E' il tipo più frequente di ernia discale: nell'anello fibroso si formano ampie fissurazioni sia radiali che circonferenziali che raggiungono la superficie del disco. Il tessuto erniario si fa strada incuneandosi nelle fissurazioni, ma non perfora l'anulus ed in esso rimane contenuta.

 

ERNIA ESPULSA

In questa varietà il tessuto erniario fuoriesce parzialmente o completamente dal disco, ma non migra spostandosi a distanza. Essa può, in base la percorso seguito, a sua volta distinguersi in:

Sottolegamentosa, quando non perfora il legamento longitudinale posteriore;

Translegamentosa, quando una parte di essa perfora il legamento senza superarlo e la restante parte rimane sottolegamentosa;

Retrolegamentosa, l’ernia perfora il legamento e si libera nel canale senza migrare.

 

ERNIA MIGRATA

In questa condizione (evidente nella figura sopra) il frammento espulso migra a distanza dal disco di origine, più frequentemente in direzione caudale (in basso) o intraforaminale (nel forame di coniugazione dove fuoriesce il nervo e dove può verificarsi il conflitto con lo stesso)

 

E’ importante rammentare che non sempre la sintomatologia dell’ernia discale è proprorzionale alla reale entità del materiale erniato; possono verificarsi ernie di dimensioni ragguardevoli praticamente asintomatiche, nonostante gli importanti segni di impronta sul sacco durale e sulle radici nervose e di contro piccole protrusioni possono evocare intenso dolore spesso recalcitrante ai comuni farmaci analgesici/antinfiammatori.

 

Le immagini TAC ed RMN sono utilissime per contribuire a formulare diagnosi, ma è opportuno rammentare che non sono sempre sono inequivocabilmente attendibili poiché sono solo fotogrammi della reale situazione della sofferenza discale che può variare enormemente da una determinata posizione ad un'altra (di solito sdraiati e a riposo) e non è detto che un attimo dopo, sotto stress la situazione non possa mutare.

 

Differenti proiezioni di RMN che raffigurano la presenza di ernie discali lombari

da trattare con DE (Discectomia Endoscopica)
 

 

Minisonda artroscopica penetrata all’interno

del disco erniato nel corso di una normale DE

 (Discectomia Endoscopica)

Questo è ciò che il chirurgo può vedere con il

microendoscopio durante l’intervento.

Il materiale bianco nella parte posteriore è il disco erniato.


 

Sintomatologia

  • Dolore nella posizione seduta prolungata, esasperato dai piegamenti/estensioni/torsioni, che si attenua con la deambulazione;

  • Dolore spesso inabilitante;

  • Debolezza, intorpidimento e/o formicolio agli arti inferiori;

  • Diminuzione e/o perdita del tono sfinteriale (vescica-intestino).

 

Nella maggior parte dei casi i sintomi dolorosi dell’ernia del disco regrediscono con il semplice riposo a letto, terapia fisica, riabilitazione posturale e farmaci . Tuttavia, molti pazienti non sono così fortunati. Quando un disco è erniato, può generare compressione contro uno o più dei nervi spinali scatenando dolore, parestesie, intorpidimento ed astenia dal tratto lombare, lungo il decorso del nervo sciatico, dalle gambe fino ai piedi.
 

Vantaggi della Discectomia Endoscopica
Il vantaggio principale di questa procedura endoscopica che si realizza in regime di Day Hospital ambulatoriale oltre a quello di non richiedere alcuna ospedalizzazione è la assoluta mancanza di aggressività chirurgica.

Un intervento sereno e tranquillo e senza dolori poiché nella procedura esecutiva non si realizzano interferenze su muscoli, ossa, articolazioni, si rispetta l’anatomia strutturale dei tessuti in quanto non sono previste trazioni e pressioni sulle radici nervose.

Chirurgia low impact e meno traumatica in tutti i sensi pertanto, anche dal punto di vista psicologico.

Si ricorre ad una buona anestesia locale eventualmente approfondita da una blanda sedazione a base di Diprivan senza ricorrere alla fastidiosa intubazione, il che riduce rischi e disagi per il paziente.

 

In alcuni casi (specialmente quelli cronici) il Dott. Panfili esegue la DE sotto l'anestesia generale con il controllo neurofisiologico dei potenziali evocati.

 

Dopo la sedazione e l'anestesia locale si procede all’introduzione di una microscopica guida di poco più di 2 mm di diametro attraverso la cute e sotto l’ausilio dei raggi X, si raggiunge il disco con una microsonda di appena 2 appositamente progettata per l’aspirazione. Il disco viene così visualizzato con un endoscopio ed è risucchiato per circa 10 minuti. I più grandi frammenti del disco sono rimossi con un’apposita mini pinza anch’essa appositamente progettata. L'intera procedura ambulatoriale non richiede solitamente più di 20 - 30 minuti.

 

E’ importante sottolineare che viene rimossa soltanto la parte erniata del disco corrispondente a circa il 10% del disco, mentre il restante 90% viene lasciato intatto risparmiando significativamente l'altezza. Salvare la maggior parte del disco consente di prevenire nel tempo eventuali ulteriori danni strutturali sulla colonna, talora indotti da discectomie troppo demolitive.

 

Poiché l'unica microferita è quella necessaria per l'inserzione del piccolo artroscopio che passa attraverso i muscoli come un semplice ago, non vi può essere cicatrice chirurgica attorno alle radici nervose. Il paziente può iniziare facoltativamente un programma di esercizi facilitativi di back school che vengono prescritti addirittura lo stesso giorno della procedura. Il costo dell'intervento chirurgico è approssimativamente il 30% in meno rispetto alla procedura convenzionale.

 

La ricaduta in termini di tangibili vantaggi sulla medicina del lavoro è enorme ed il risparmio economico per impiegati, professionisti e datori di lavoro consegue al minor tempo necessario per la fase riabilitativaper il recupero.

 

A volte i pazienti con frammenti di ernie discali espulse nel canale spinale, come documentabile tramite Risonanza Magnetica, possono ugualmente trarre beneficio dalla procedura artroscopica. Di questi pazienti circa il 90% riferisce miglioramento della sintomatologia dolorosa. Il 10% di queste persone restanti qualora non riscontrassero miglioramenti, dopo tre-sei settimane possono prendere in considerazione una micro- laminectomia e/o discectomia chirurgica, a seconda delle circostanze.

 

L'esecuzione della microdecompressione e/o discectomia spinale endoscopica prima della microchirurgia a cielo aperto non sembra avere alcun effetto dannoso.
 

Sequenza fotografica di alcune delle fasi di intervento effettuate dal Prof. Adolfo Panfili in "Day Hospital":

 

 

Conclusioni

  • Disagio minimo (piccola ferita di puntura nella pelle);

  • Nessuna paralisi permanente o altre complicazioni neurologiche (soltanto 10-15% è rimosso);

  • Ospedalizzazione brevissima;

  • Veloce ritorno all'attività normale;

  • Significative riduzioni dei costi.

 

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Trattamento mininvasivo della Stenosi Lombare

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La stenosi

La stenosi rappresenta un processo degenerativo del rachide che interessa le persone anziane ma non risparmia i giovani. Negli anziani I sintomi sono piuttosto caratteristici, con dolore lombare, parestesie (formicolii), dolori agli arti inferiori, anomalie posturali e claudicatio intermittente neurogena (il paziente si ferma dopo qualche passo), quindi riprende e si ferma di nuovo perché le gambe non reggono).
Nei giovani, la stenosi si annuncia prevalentemente col mal di schiena. È indice di sovraccarico funzionale sul disco e sulle faccette all'esordio dei processi degenerativi che spesso porteranno al quadro tipico dell'anziano. Alla base vi è spesso una discopatia.
 

Alterazioni vertebrali tipiche

La stenosi nel suo quadro più completo si caratterizza per deformazione ossea, degenerazione del disco intersomatico, ipertrofia e lassità legamentosa. Esse comportano un abbassamento dello spazio discale, sofferenza delle faccette articolari, restringimento del forame di coniugazione e "ridondanza" dei tessuti. I "nervi" (strutture nervose) ne risultano strozzate con sofferenza per alterazione del flusso vascolare e quindi assonale (nervoso). Lo strozzamento interessa il fascio dei nervi raccolti nel sacco durale e diretti agli arti inferiori (da qui deriva la difficoltà della deambulazione) e nel forame di coniugazione. Lo strozzamento del nervo che a ciascun livello (più comunemente L4-L5) esce dal forame di coniugazione, porta le manifestazioni sciatiche. Nella foto qui a fianco, la freccia verde indica il forame di coniugazione mentre la freccia bianca indica il canale vertebrale ristretto.
 

Il ruolo della protesi

L'impianto "sostiene" le vertebre coinvolte, "allargando" il forame di coniugazione, attenuando il carico sulle faccette articolari, e "stirando" i legamenti ridondanti. In pratica crea un maggiore spazio per il sacco durale, le radici nervose, favorendone il flusso sanguigno e l'apporto nutritizio. La figura qui di seguito illustra il concetto. Viene ripristinato lo spazio perduto e le radici compresse riguadagnano il loro spazio. La postura migliora e così l'autonomia motoria, mentre scompare il dolore. Per le persone giovani, col mal di schiena, il ruolo fondamentale della protesi è quello di attenuare il carico sul disco malato e sulle faccette articolari, dando una migliore funzionalità alla colonna. naturalmente i risultati saranno migliori e la prevenzione di ulteriori peggioramenti più efficace se nel contempo l'individuo "aggiusta" le sue abitudini di vita. Per questo tipo di problema e per altri simili della colonna lombosacrale sono fondamentali gli esercizi in estensione e di tonificazione dei muscoli paravertebrali.

 

Le protesi

Esistono diversi tipi di protesi tra cui DIAM, 'X-stop, "U" (Coflex), Wallis ed ultimamente il BacJak. Il DIAM, è diverso dagli altri perchè in materiale deformabile, con funzioni di cuscinetto tra processi spinosi contigui. Gli altri sono per lo più rigidi con funzioni di stabilizzazione e "riduzione del carico". Interposti tra processi spinosi contigui attenuano l'appoggio sulle faccette articolari ed allargano il forame di coniugazione. L'attenuazione del carico sulle faccette ne migliora la funzionalità contrastando il mal di schiena; l'allargamento del forame di coniugazione riduce l'irritazione e quindi l'infiammazione delle radici nervose e la sofferenza dei nervi coinvolti (spesso sciatico).
 

L'intervento in anestesia locale

Non tutte le protesi sono però adatte ad un impianto di questo tipo. Si prestano meglio delle altre il BacJak, l'X-Stop e l' Aperius. Il BacJac viene impiantato da un solo lato con una piccola apertura di circa 3 cm. Spesso infatti è sufficiente l'inserzione della protesi senza ulteriori manipolazioni del rachide per un beneficio immediato.
Anche la "U" può essere impiantata con queste modalità tecniche. La "U" offre eventualmente il vantaggio di poter effettuare contestualmente una piccola laminectomia che dia più "respiro" alle strutture nervose compresse (è il caso della paziente ripresa).
Il paziente comincia ad alzarsi già dalle prime ore dopo l'intervento e spesso dal giorno successivo torna a casa ritrovando subito la sua autonomia domestica. Per una piena autonomia ed il recupero dell'efficienza lavorativa bisognerà aspettare 1-3 settimane.
 

Risultati

Il distanziatore migliora la distribuzione del carico tra le vertebre in cui è interposto. Quasi sempre si tratta dell'ultimo segmento vertebrale ossia L3-L4, L4-L5. L'effetto è quello di stirare i tessuti limitando la debordanza all'interno del canale vertebrale. Allarga di fatto il canale vertebrale, riducendo la stenosi e evitando ai nervi la pressione delle strutture circostanti. Il distanziatore allontana tra di loro Le faccette articolari ed il canale di coniugazione (delimitato posteriormente appunto delle faccette articolari) ne risulta allargato, e la radice che esce a quel livello, "respira" (non subisce più la pressione delle strutture circostanti). Il "nervo" che ne deriva funziona quindi meglio.
 

 

 

Trattamento mininvasivo della Stenosi aderenziale del canale vertebrale

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La stenosi aderenziale del canale vertebrale da fibrosi epidurale è stata enfattizzata sul piano clinico grazie all’introduzione dell’ endoscopia lombare. Gli esami TAC e risonanza magnetica hanno dimostrato macroscopicamente la fibrosi post chirurgica. L’ endoscopia epidurale evidenzia la fibrosi da processi cronici infiammatori e degenerativi.


I passi che portano alla creazione della fibrosi aderenziale possono essere sintetizzati in pochi punti:

  • La degenerazione discale (danno del tessuto discale )

  • Processi infiammatori generati da fattori biochimici

  • Reazione secondaria di componenti vascolo connettivali nello spazio epidurale

  • Conseguente stasi circolatoria che provoca edema infiammatorio

  • Creazione di coaguli di fibrinogeno

  • L’ organizzazione del coagulo: l’essudato fibroso che se non decomposto e rimosso rapidamente sarà organizzato e trasformato in aderenza fibrosa nello spazio epidurale altamente vascolarizzato.

  • Sofferenza ischemica delle strutture intradurali

L'endoscopia epidurale lombare può avere scopi di diagnosi e di trattamento.

Indicazioni

  • Low back pain “sine materia”

  • Sinndrome post operatoria

  • Correzione redox dell’ambiente

Azione

  • Sbrigliamento meccanico delle aderenze

  • Trattamento mirato dell’area infiammata

 

Tecnica

 

La procedura va eseguita in sala operatoria in anestesia locale associata a sedazione. E’ una tecnica percutanea mediante la quale si ha la possibilità di esplorare, in visione diretta, lo spazio epidurale sacrale e lombare sino al livello della prima vertebra lombare. La tecnica comprende l’introduzione di una video guida munita di una fibra ottica di 0,9mm all’ interno del canale vertebrale passando dallo iato sacrale (posto sull’ apice dell’osso sacro).
La visione diretta permette di visualizzare le eventuali aderenze presenti tra il sacco durale e le circostanti strutture osteo-legamentose, come la presenza di aree iperemiche ed infiammate, conseguenza di interventi chirurgici e/o processi infiammatori ricorrenti.
Questa tecnica riesce a staccare queste aderenze senza nuove “aperture” chirurgiche, permettendo inoltre l’introduzione di sostanze farmacologiche in sede mirata.
 

Evenutali complicanze

 

La neurolisi è una procedura chirurgica a basso rischio, tuttavia, si possono manifestare alcune complicanze come l’infezione, la rottura del sacco durale o la formazione di ematoma epidurale. Tali evenienze sono estremamente rare, e la tecnica è complessivamente molto più sicura dei normali interventi a cielo aperto.

La convalescenza : va tenuto presente che il processo di assestamento aderenziale ed infiammatorio necessita di un certo lasso di tempo ( due settimane circa ) e per tale motivo è bene che inizialmente il paziente mantenga uno stile di vita tranquillo. Quindi, specie nella prima settimana dopo l’intervento ci si dovrebbe astenere dall’ attività quotidiana abituale e dal sottoporre la colonna vertebrale a prolungate o brusche sollecitazioni. A distanza di circa un mese si consiglia di iniziare il ciclo di fisiokinesi terapia.
 

Vantaggi

  • Efficacia

  • Durata

  • Semplicità di esecuzione

  • Basso rischio anestesiologico – chirurgico

  • ripetibilità
     

 

 

 

Trattamento con Ozono delle Discopatie

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Sta diventando un must per chi soffre di lombosciatalgia ed ernie al disco. Lì dove non si ottengono risultati sperati o dove il paziente rifiuta i protocolli terapeutici sperimentali interviene l'Ozonoterapia. Chiamata anche “ossigeno ozono terapia”, è conosciuta e praticata da decenni. Ha come elemento principale l’ozono che è una particolare forma di ossigeno ed è una componente naturale dell’atmosfera. In campo medico viene utilizzato per il suo alto potenziale ossidante, che agendo sui doppi legami di carbonio degli acidi grassi insaturi, provoca lo sprigionamento di perossidi. Tutto questo si traduce in una importante azione antinfiammatoria ed antidolorifica, con una rapida scomparsa del dolore articolare e dell’edema. Per cui avremo l’aumento della mobilità e della funzionalità articolare. L’ozono, inoltre, ha anche altre qualità: funge da battericida, fungicida, da virus-statica (stimola il sistema immunitario) ed è immuno-modulante. Per questo l’Ozonoterapia può fare molto, grazie al suo potere antinfiammatorio nei confronti del nervo, alla capacità di legarsi alle molecole d’acqua, determinando una forma di disidratazione e quindi, una riduzione delle dimensioni del nucleo polposo espulso, cioè dell’ernia stessa. È logico che lo specialista medico che si dedica a questa metodica deve conoscere i suoi vantaggi ma anche i suoi limiti. Nel campo della lombalgia ci sono sia delle ernie che possono essere curate con trattamenti mini invasivi come l’infiltrazione di ozono e delle ernie invece che sono sicuramente da operare. Tale pratica può essere impiegata nel dolore lombare da conflitto discoradicale mediante infiltrazioni in sede paravertebrale, infiltrazioni intrarticolari e intradiscali. Le prime due possono essere eseguite in ambulatorio con due sedute settimanali per un totale di 10/12 infiltrazioni, mentre per l’infiltrazione lintradiscale (esattamente al centro del disco detta discolisi) è necessario un breve ricovero ospedaliero, in quanto, ci si avvale dell’ausilio della Radioscopia o della Tac guidata, il tutto in anestesia locale. Sin dalle prime ore dal trattamento con l’ozono, il paziente può riprendere a camminare. La riuscita di questa procedura è quella di aver fatto una precisa diagnosi, avvalendosi di una accurata visita medica, della visione di immagini Rx,Tac e Rmn, potendo così raggiungere percentuali di successo che si attestano intorno al 70%. Sono esclusi da queste procedure, i pazienti con favismo, stato di gravidanza, ipertiroidismo e quelli in trattamento anticoagulante. L' ozono-terapia trova indicazione altri campi: la si utilizza nelle patologie da carente apporto di ossigeno (ulcere cutanee e lesioni trofiche, lipodistrofie e cellulite); nelle malattie batteriche e virali; in quelle dove è necessario aiutare il sistema immunitario (malattie autoimmuni, nelle epatiti croniche, nella sindrome da stanchezza cronica). E poi oltre che nella lombosciatalgia da ernie o protusioni discali, anche nei dolori cervicali, di spalla, di gomito, di ginocchio e d'anca.

 

Ossigeno-Ozonoterapia la tecnica intradiscale

 

Il trattamento percutaneo di discolisi con ossigeno-ozono(O2-O3) può essere eseguito sotto guida fluoroscopica o sotto guida TAC. In entrambi i casi la miscela di Ossigeno –Ozono viene iniettata nel disco intervertebrale, percorrendo la via postero laterale, extra-articolare. La procedura può essere eseguita in regime di Day Hospital o di One Day Surgery.

 

Guida Fluoroscopica: è necessario osservare alcune raccomandazioni preliminari al trattamento riguardanti  anche la sala operatoria sede dell’intervento. La sala operatoria deve disporre di tutto lo strumentario atto all’assistenza anestesiologica con la presenza di un medico anestesista.Il rispetto per l’asepsi deve essere garantito,deve essere disponibile un apparato fluoroscopio con braccio a “C” che permetta il controllo scopico diretto e, infine deve essere garantito un accesso venoso periferico al paziente. Prima della puntura deve essere effettuata una accurata disinfezione cutanea ed un campo sterile.

 

Discolisi Lombare: il paziente giace sul letto radiologico in decubito prono(l’accesso è omolaterale alla sede della sintomatologia).Sotto guida fluoroscopica si esegue la puntura del disco intervertebrale interessato con ago da 22 G.Previo posizionamento di un filtro millipori sulla siringa , si procede all’iniezione di 15 cc di miscela di O2-O3,alla concentrazione di 27mcmg-ml, di cui 3-4ml a livello intradiscale  e una volta ritirato l’ago, si iniettano 11-12 ml nei tessuti molli periradicolari e paravertebrali. Al termine del trattamento il paziente dovrà passare dal decubito prono a quello supino e mantenere quest’ultimo per circa due ore.

 

Discolisi Cervicale: la tecnica intradiscale a livello cervicale utilizza un approccio antero –laterale destro.Tale tecnica sfrutta pertanto esclusivamente l’effetto nucleo-litico e degenerativo dell’ozono sul disco intersomatico.L’ago utilizzato è un 22g tipo “spinal needle”.A livello cervicale non è possibile ne prudente iniettare più di 1 ml di miscela gassosa.

 

Criteri clinici

-presenza di lombo sciatalgia resistente ai trattamenti conservativi e farmacologici,fisioterapici per almeno tre mesi

 

Criteri neurologici

-lombalgia o lombo sciatalgia con positività ai segni di irritazione radicolare associata o meno alla presenza di parestesie o ipoestesie a distribuzione dermatomerica coerente

 

Criteri neuroradiologici (TAC e/o RMN)

-Visualizzazione di ernia discale contenuta,congrua con la sintomatologia ,complicata o meno da patologia degenerativa dell’unità disco-somatica

-esiti di terapia chirurgica di micro-discectomia con rilievo di recidiva erniaria. Si escludono al trattamento i pazienti con le seguenti caratterestiche:

-presenza di immagine neuroradiologica di ernia espulsa o di frammenti erniari liberi;

-presenza di importante deficit neurologico con alterata motilità dell’arto inferiore congruo alla patologia discale osservata.

 

I criteri di inclusione dei pazienti dal trattamento con O2.O3 terapia intradiscale cervicale sono:

-presenza di cervicalgia o cervicobrachialgia resistente ai trattamenti conservativi protratti per almeno tre mesi

 

Criteri neurologici

- positività ai segni di irritazione radicolare associata o meno a iperestesie o ipoestesie a distribuzione dermatomerica coerente

 

Criteri Neuroradiologici(TAC/RMN)-Visualizzazione di ernia discale contenuta di aspetto” mollle”, complicata o meno da patologia degenerativa dell’unità disco somatica. I criteri di esclusione sono identici a quelli lombari in più si escludono i pazienti con ernie con componenti calcifiche per cui è impossibile l’effetto “meccanico”dell’azione nucleo litica dell’ozono sul disco.

I risultati ottenuti nel trattamento della patologia discale e della lombosciatalgia mediante Ossigeno Ozono  terapia variano a seconda delle diverse casistiche e della tecnica impiegata ,tuttavia la percentuale di successo oscilla tra il75% e i 90%.

 

Riferimenti bibliografici >>>

 

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Trattamento endoscopico della colecisti

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Colecisti
La colecisti, o cistifellea, collabora ai processi della digestione concentrando la bile che verrà riversata nel duodeno dopo il pasto. In questo processo alcune sostanze presenti nella bile possono trasformarsi in forma solida formando dei calcoli, cioè piccoli sassolini di sali, all'interno della colecisti.

 



La calcolosi della colecisti è una malattia molto diffusa. In Italia colpirebbe circa il 15% della popolazione generale adulta, cioè milioni di persone!
La diagnosi si conferma con una semplice ecografia dell'addome. L'unica terapia efficace e definitiva è la colecistectomia, ovvero l'asportazione della colecisti con i calcoli al suo interno. L'operazione è indicata se sono comparse cattiva digestione e, soprattutto, coliche (dolori molto intensi quando i calcoli si muovono).
 

La colecistectomia per via laparoscopica è una moderna tecnica mini-invasiva ed è considerata lo standard ideale a cui fare riferimento.

 

La preparazione

A casa: non è necessaria alcuna dieta particolare prima del ricovero. I normali accertamenti pre-operatori (analisi del sangue, radiografia del torace, elettrocardiogramma) possono essere anticipati prima del ricovero per evidenziare e correggere in tempo eventuali altre condizioni patologiche.
In ospedale: il ricovero avviene il giorno prima dell'intervento. Si eseguono i controlli di routine pre-operatoria, se non già effettuati.
L'operazione in laparoscopica non richiede purganti perché l'intestino non interrompe le sue funzioni. Negli altri casi può essere utile una pulizia intestinale con purganti.

L'intervento

L'anestesia è di tipo generale e l'intervento dura in media circa 45 minuti.
La tecnica più usata è quella laparoscopica. Il chirurgo pratica quattro piccole incisioni di 0,5-1 cm. di lunghezza attraverso cui introduce la sonda a fibre ottiche, collegata ad una telecamera, e gli appositi strumenti

 


Il materiale scientifico presentato sul sito è indirizzato agli operatori del settore interessati alle patologie vertebrali. Per i pazienti le informazioni disponibili in queste pagine hanno solo un valore indicativo e non possono sostituire un parere medico